Review of the book: "THE OTHER FACE OF OBAMA. Shadows from the past and unattended promises"

Dall’uomo della speranza...


Non ci sono mezzi termini per dirlo: Obama ha rappresentato la speranza per un mondo migliore ben oltre i confini degli Stati Uniti.


La sua elezione è stata vissuta a livello globale come un segno d’indispensabile rinascita, liberazione ed espressione feconda delle forze positive della globalizzazione: integrazione e valorizzazione della diversità; apertura all’innovare attraverso un vero coinvolgimento delle persone ‘bottom-up’ (dal basso verso l’alto); uscire dalla politica dei politici ed entrare in una nuova era di politica della sostanza al servizio del miglioramento della vita di tutti. Di fatto, il tutto fu percepito, a livello globale, come un’iniezione di speranza per un futuro migliore.


“The audacity of hope. Thoughts on reclaiming the American dream” (L’audacia della speranza. Riflessioni sul conquistare nuovamente il sogno Americano - tradotto nella versione ufficiale italiana - L’audacia della speranza. Il sogno americano per un mondo nuovo) fu appunto il libro firmato dall’ancora poco conosciuto Senatore dell’Illinois.


Un titolo a rappresentazione di un concreto programma politico e sociale o un titolo come incisivo slogan di marketing politico e sociale?


Il dubbio su questo si è fatto sempre più marcato man mano che la presidenza Obama ha iniziato la sua opera e la pesante sconfitta del partito Democratico nelle ultime elezioni di MidTerm ha dimostrato che anche l’elettorato americano ha iniziato a guardare alla sostanza dei fatti più che alla fluidità degli slogan.


Questo libro, scritto dalla giornalista torinese Enrica Perucchietti, rappresenta un articolato e aggiornato approfondimento di questi elementi di dubbio e perplessità su Obama sia come Presidente che come persona. E’ un libro che mira alla sostanza dei fatti e dimostra come, dati ed informazioni alla mano, Obama sia stato (almeno fino ad oggi) tutt’altro che l’agente di cambiamento e di ispirazione che non solo gli USA ma tutto il mondo aspettava.


Utilizzando con efficacia gli strumenti essenziali del giornalismo investigativo: curiosità, pazienza, perseveranza e capacità di sintetizzare e riassumere dati ed informazioni; l’autrice ci invita a vedere ciò che spesso è sotto il naso di tutti noi ma che nemmeno notiamo perché presi dalle nostre rassicuranti routine e schemi rigidi di pensiero.


 


... all’uomo dell’ipocrisia


Obama il candidato eletto grazie alle donazioni delle persone via internet? Ma è veramente così? Approfondendo il tema emerge chiaramente che i veri sponsor di Obama sono state le corporation del mondo finanziario, assicurativo e farmaceutico di Wall Street. Interessante... le stesse corporation che Obama aveva evidenziato in campagna elettorale come l’origine di tanti mali (economici e sociali) vissuti negli USA. Siamo poi sorpresi se di fatto a distanza di due anni dalla sua elezione niente è cambiato? Anzi: le banche sono state salvate grazie agli aiuti finanziari governativi (dicesi anche tasse dei contribuenti) nello stesso momento in cui di fatto le retribuzioni dei top manager del settore sono continuate ad aumentare.


Obama pronto a mettere assieme nel suo governo una squadra di professionisti veramente volti a migliorare il sistema e quindi, necessariamente, facce nuove con metodi nuovi? Di fatto non è stato così... sono di nuovo entrate dalla porta principale figure che erano appartenute a passati governi (vedi in particolar modo la presidenza Clinton) e la cui reputazione e professionalità era stata in passato messa (a dir poco) in serio dubbio.


Il libro è ricco di vari articolati esempi che mostrano la mancanza di coerenza fra le promesse elettorali di Obama e i fatti della sua presidenza. Niente di nuovo sotto il sole; è vero, ma non ci dimentichiamo che noi tutti eravamo stati portati a credere dai media e dai toni determinati e suadenti dello stesso Obama che con lui era l’inizio di una nuova era... si ma che tipo di era?


 


Cambiare tutto per non cambiare niente...


Di fronte a questo sorge spontanea la domanda: ma chi è veramente questo Obama? Anche qua il libro propone fatti e tesi molto stimolanti. Scordiamoci che Obama sia emerso dalla povertà e dal niente (sia suo padre che sua madre appartenevano a famiglie della media borghesia nei rispettivi Paesi). Scordiamoci che Obama abbia sempre avuto questa eloquenza incantatrice. Di fatto sono molte le lacune ed i dubbi che emergono rispetto ad una accurata analisi della sua biografia; dubbi e lacune che, uniti ai fatti della sua Presidenza, rendono sempre più intrigante approfondire la tesi che Obama sia un Presidente creato ‘a tavolino’ e presentato al mondo per cambiare tutto allo scopo poi di non cambiare niente, anzi! La massima gattopardiana finisce sempre per fare scuola ...


L’autrice documenta e articola le sue ricerche evidenziando interessanti dinamiche di corsi e ricorsi storici (il parallelo fra la figura costruita ‘a tavolino’ del Presidente Carter e quella di Obama è significativo) nonché dando opportunità al lettore di trarre nuovi significati da eventi del passato (le politiche economico-finanziarie portate avanti dal presidente Kennedy - JFK - e la sua uccisione) nonché eventi del presente che riguardano il panorama Statunitense, internazionale e anche quello italiano. Ho apprezzato tutto questo perché mi ha realmente stimolato a quello spirito critico ed analitico che tutti noi possiamo avere e che gli strumenti di informazione e ricerca odierni di cui disponiamo (internet in primis) ci permettono di mettere a buon uso se solo vogliamo.


 


La consapevolezza che ci arma di libertà (se lo vogliamo)...


Obama ed il suo messaggio “Audacia della speranza” che di fatto si manifesta poi in una classica “Audacia della ipocrisia” è un tema che ci può servire come spunto per aumentare la nostra consapevolezza delle dinamiche e dei poteri che hanno influenzato la nostra storia, stanno influenzando il nostro presente e tramano per influenzare il nostro futuro. E’ una consapevolezza questa che (iniziando o continuando anche con la lettura di questo libro) ci deve portare verso una vera sensazione di libertà che ci stimoli concretamente a fare, condividere e agire per migliorare le cose. Ho trovato molto centrati in questo senso i paragrafi di chiusura del libro che qui riporto:


“Anche se la speranza più grande su questa realtà rimane l’invito di JFK a seguire la natura più alta dell’uomo essere liberi e indipendenti, perché come citava Roosvelt: “Men are not prisoners of their fate, but only prisoners of their own mind” (“Gli uomini non sono prigionieri dei loro destini, ma sono solo prigionieri delle loro menti”). E come la filosofia ci insegna da millenni, siamo noi i soli padroni della nostra mente e la ‘liberazione’ avviene proprio attraverso il dominio delle nostre azioni e dei nostri pensieri: su questo punto non ci sono divisioni fra Oriente e Occidente. La libertà non è una cosa che si possa dare, la libertà uno se la prende e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.”


Apprezzo anche il tono di invito e di speranza che l’autrice rivolge ad Obama: lui di fatto ha ancora il potere, se vuole, di alimentare quel senso di speranza per il quale era stato eletto e accantonare l’ipocrisia. Sarà interessante osservare gli sviluppi di tutto questo con la maggiore consapevolezza che anche questo libro contribuisce a darci.